cronaca lombardia

A Gagliano Castelferrato il 2° Raduno estivo dei Siciliani di Lombardia

A Gagliano Castelferrato il 2° Raduno estivo dei Siciliani di Lombardia. Celebrato il ricordo di Enrico Mattei nel corso di un partecipato convegno  di Giovanni Frazzica

 

Quest’anno la scelta della location in cui effettuare il secondo raduno delle Associazioni Siciliane in Lombardia è caduta su Gagliano Castelferrato dove, ad opera appunto di Mario Ridolfo e Nicola Lombardo, rispettivamente Presidente e Segretario della Federazione delle Associazioni, si è svolto nei giorni scorsi un importante convegno per celebrare il ricordo di Enrico Mattei. Proprio in questo piccolo comune dell’ennese, nell’ottobre del 1962, l’ing. Mattei tenne il suo ultimo comizio, prima di imbarcarsi all’aeroporto di Catania sull’aereo dell’Eni per quel volo che si concluse come è noto tragicamente sul cielo di Bascapè, in provincia di Pavia. Mario Ridolfo all’apertura dei lavori ha letto un messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che, non potendo intervenire personalmente, ha voluto manifestare agli organizzatori il suo apprezzamento per l’niziativa ed augurare buon lavoro a tutti i partecipanti. Nicola Lombardo, Segretario della FASI, con una breve relazione ha delineato le linee politiche delle diverse Associazioni che operano in Lombardia e che negli ultimi anni, grazie anche al grande impegno di Ridolfo, sono riuscide a federarsi per migliorare l’efficacia della loro partecipazione e la riuscita delle loro iniziative. A fare gli onori di casa il sindaco di Gagliano Castelferrato, Salvatore Zappulla, in abito scuro e fascia tricolore, affiancato da un altro sindaco con uguale tenuta, Filippo Errante, sindaco di Corsico, un grosso centro alle porte di Milano popolato da migliaia di siciliani, anche lui di origine siciliana. A dare ulteriore tono alla manifestazione c’erano anche Cataldo Salerno, Presidente dell’Università Kore di Enna, e don Pietro Ruggiero, arciprete di Gagliano, sacerdote straordinariamente colto. Ospite d’onore il giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco, che ha dato il meglio di se nei due momenti che hanno caratterizzato la sua partecipazione all’evento. Il primo è stato il suo intervento nel salone municipale sul tema del convegno:Enrico Mattei: il ricordo, la speranza, l’emigrazione di ieri e di oggi. Buttafuoco, nato a Catania,  ha vissuto da giovane ad Agira, comune che dista pochi chilometri da Gagliano. Ha iniziato il suo discorso con i suoi ricordi giovanili, gli anni in cui scendendo da Agira Alta si soffermava incantato ad amirare nella vallata sottostante una enorme distesa bianca, che sembrava neve, ma non era neve, era il mandorlo in fiore. “Le leggi della Comunità Europea ci hanno fatto trasformare il mandorlo in vigneto e poi in altro ancora. Ma il mandorlo non era semplicemente bello – ha detto Buttafuoco –  era anche la nostra ricchezza, il nostro petrolio. Certo un petrolio diverso da quello che Enrico Mattei andava cercando in tutto il mondo ed a causa del quale è morto, forse per mano assassina. Oggi ci resta la grandezza della sua opera, il bene che ha fatto, non solo qui a Gagliano, ma all’Italia intera. Non solo in termini economici, ma imprimendo un cambio di mentalità in politica ed in economia che segnò, tra l’altro, l’inizio del dopoguerra”. Ma le fatiche dell’editorialista de “Il Foglio” non si erano esaurite col discorso nel salone municipale. Finito il dibattito, tutti i partecipanti al convegno si sono recati nella vicina piazza del Monumento ai Caduti ed hanno atteso che Petrangelo Buttafuoco si affacciasse allo stesso balcone da cui nell’ottobre del 62 Enrico Mattei aveva pronunciato in suo famoso comizio. E Buttafuoco, rivelando insospettabili qualità artistiche, ha praticamente “recitato” l’ntero testo originale del comizio, compresa anche l’interruzione del contadino (“Così si può levare questa miseria di Gagliano”),  reale nel 62, ripresa nel film di Francesco Rosi, il Caso Mattei, in cui il protagonista, colui che recitava nel fil la parte di Mattei, compreso il comizio, per interderci, era nientemeno che il grande Gian Maria Volontè. Allora Rosi  aveva utilizzato come comparsa lo stesso contadino che aveva gridato la frase durante il comizio del 62, oggi la battuta è stata affidata ad un volontario siculo-lombardo a cui l’attore-giornalista ha dato la stessa risposta che diede allora Mattei dal balcone: “Amico mio, io non so come lei si chiami, ma anch’io ero un povero come lei;e anch’io ho dovuto emigrare perché il mio paese non mi dava lavoro; sono andato al Nord, e adesso dal Nord stiamo tornando al Sud con tutta l’esperienza acquistata. Noi ci impegniamo con le nostre forze, con le nostre conoscenze, con i nostri uomini, a dare tutto il nostro contributo necessario per lo sviluppo e l’industrializzazione della Sicilia e della vostra provincia. Sapevo che un giorno sarei venuto in mezzo a voi, che voi mi avreste guardato con simpatia e con affetto. Abbiamo discusso, con i vostri rappresentanti, dei vostri problemi, molti dei quali non sono che problemini.Non assorbiremo 70 persone, ma tutti coloro che potrete darmi, tutti, e sarà necessario che tornino molti di quelli che sono andati all’estero perché a Gagliano avremo bisogno anche di loro. Noi non vi porremo dei limiti. Noi vogliamo solo stabilire una collaborazione che duri sempre. C’è una scuola di qualificazione da fare? Mi darete il vostro contributo, indicandomi i corsi che dovranno essere istituiti. Sono piccoli problemi: l’importante è questa enorme massa di risorse che da oggi è messa a disposizione della Sicilia, e sulla quale si potrà e si dovrà costruire, se ci sarà l’impegno di tutti”. Sembrava tutto così uguale che ad un anziano, che aveva vissuto in quella piazza l’emozione del vero comizio di Mattei, sono scappate le lacrime. In effetti sono stati momenti di vera emozione per tutti, perché il testo aveva una sua forza ed è stato recitato con intensa passione. E c’è da aggiungere la soddisfazione di tanti che hanno avuto l’opportunità di meglio conoscere una figura di rilievo internazionale che però rimane avvolta nel mistero, perchè, malgrado il film di Rosi, il Caso Mattei non è ancora chiuso.

 

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