editoriale

Roberto Puglisi: Rottamazione e fallimenti, la Sicilia perduta di Renzi

IL COMMENTO di Roberto Puglisi

La rottamazione e altri fallimenti. La Sicilia perduta di Matteo Renzi

 

Il segretario del Pd presenta ‘Avanti’ a Palermo. Forse sarebbe meglio guardare un po’ indietro.

 

Caro Matteo Renzi,

Oggi sarai a Palermo per presentare il tuo libro, insieme ai rammendi di una bandiera di speranze ormai in disuso, attorniato dai pochi clientes che aspettano di spazzare via le ultime molliche da una tavola non più imbandita. E il fatto, da solo, basterebbe per descrivere una fortuna rottamata: passare dalle trincee al simposio letterario suona già come una metafora di declino.

“Avanti”, così si intitola la tua opera ambiziosa che condensa l’ostinazione di chi, invece, non vorrebbe rassegnarsi al tramonto. Eppure, forse, dovresti meglio guardare indietro, per comprendere i motivi della caduta che ha seguito l’ascesa: agli errori commessi, alle occasioni mancate, un documentato elenco di cui la Sicilia fa parte a pieno titolo. Perché la Sicilia – caro Matteo – è la madre di tutte le disillusioni, la colpa suprema che mai potrai spiegare, la punta di diamante della tua opacità.

Non puoi spiegarlo, Rosario Crocetta, caro Matteo, per quanto i tuoi affannati luogotenenti sul campo cerchino di distinguersi e di separare il tuo destino dal suo.

L’evidenza è testarda: avete concorso insieme all’ennesimo scenario di rovina per una terra che non crederà più né a te né al tuo Pd.

Rosario sulla poltrona del governatore, i tuoi a reggergli la coda con l’impostura di una maggioranza prontissima a dividersi gli strapuntini, ambigua nel lavarsi la coscienza col comunicatino di critica. E tu? Avresti potuto liberarci con una telefonata al primo dei tuoi serventi al pezzo, ordinando di troncare ogni rapporto col presidente politicamente incapace piombato da Gela. Ne avresti avuto il merito.

Però, non lo hai fatto: pensavi di tenerci al laccio, come servi sciocchi. Sei stato insensibile alla marea di indignazione che montava contro un governo dannoso più che inutile – il tuo governo – cercando poi un supereroe delle candidature che salvasse almeno la decenza. Purtroppo per te, il presidente del Senato Pietro Grasso ha chiuso la porta in faccia alle adulazioni dei tuoi nunzi gigliati. E, il prossimo autunno, la Sicilia diventerà una roccaforte grillina, grazie a te o per colpa tua, dipende dai punti di vista.

 

Ti eri annunciato come il Grande e Salvifico Rottamatore, come colui che avrebbe agitato la ramazza per pulire le vecchie incrostazioni, cominciando proprio dal tuo partito. Vogliamo evocare volti e ombre del Pd siciliano? Sono tutti lì, da tempo immemore, rimescolati col bilancino delle guerre fredde e dell’appetito. La regola dei democratici si basa sulle reciproche antipatie che compongono carriere reciprocamente acuminate: dove stai tu, non sto io, ecco la linea.

Vogliamo parlare dell’atteggiamento di rinuncia, fino all’autolesionismo, che i tuoi alfieri hanno tenuto nelle scorse elezioni palermitane? Dalle note polemiche contro il monarca Leoluca Orlando, alla genuflessione al cospetto del medesimo. Dalla malevolenza alla sudditanza. Ecco l’altro capolavoro, opposto e simile al valzer sul Crocettismo: il tango della gelosia con l’Orlandismo, suggellato da un bacio sottomesso. Sono questi i tuoi risultati, Matteo, i prodotti di coloro che hai messo quaggiù a presidio del tuo regno ormai malconcio. E non bastano per tratteggiare un tonfo?

Del resto, bastava assistere, quando calavi, con la forza un po’ spocchiosa del predestinato, a Palermo, nello show locale organizzato per il noto referendum. Nella platea che ti ascoltava e che ti batteva le mani, non nascondendo lo sgomento per una narrazione già appannata, non c’erano i giovani. C’erano, semmai i Cardinale e i Vizzini che avevano sicuramente tutte le buone ragioni per esserci, tuttavia stridendo con il messaggio intransigente della rottamazione, come la tappezzeria impolverata nel salone delle feste. Lì si era capito tutto, per le facce che immancabilmente svelano la mistificazione delle parole.

Ma noi siamo siciliani e dunque abituati alle giravolte del dominatore di turno. Sappiamo benissimo che ogni rivoluzione è soltanto una restaurazione che vorrebbe ingentilire se stessa, travestendo il vecchio di nuovo. Solo un altro sistema di potere, con le sue occupazioni, i suoi maneggi e le sue corti più o meno scintillanti.

tratto da liveSicilia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *