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Servizi sociali, sulla compartecipazione Pracanica attacca la Santisi

Servizi sociali, sulla compartecipazione Pracanica attacca la Santisi il cui operato è stato oggetto di chiarimenti anche dalla Regione siciliana con una nota firmata dal Dirigente Mario Candore

 

Ecco la nota del dr. Pracanica: “CittadinanzAttiva Messina si è più volte occupata dell’argomento in seguito alle proteste pervenute dai cittadini fin da Maggio 2016 ed ha sottoposto la problematica della compartecipazione all’assessore comunale al ramo e al Dirigente dei Servizi Sociali.

Gli utenti si sono rivolti, per iscritto ed oralmente, al Dipartimento senza mai ricevere risposte. Solo ieri 22.05.2017 l’Amministrazione Comunale ha pubblicato il comunicato stampa, che ha lasciato molto perplessa la scrivente Associazione, in particolare, e lo sottoponiamo alla sua attenzione laddove si afferma che “Nella consapevolezza del ‘peso’ di siffatto criterio, l’Amministrazione ha rivolto il proprio impegno, fin dall’inizio, a riorganizzare il sistema, nel rispetto della normativa e nel rispetto delle interlocuzioni avute con l’Assessorato regionale competente che sul tema ha espresso motivazioni di principio, senza definirsi in modo univoco sull’indicatore di reddito più appropriato da utilizzare per il calcolo della quota di compartecipazione”[…] “provocando un aumento dell’importo della quota di compartecipazione. A febbraio del 2016, il Dipartimento, proprio a causa della onerosità della quota di compartecipazione, ha stabilito responsabilmente una breve sospensione, perché nel contempo ha investito l’Assessorato competente della Regione Sicilia, affinché emanasse una nuova direttiva che, modificando il precedente decreto assessoriale del 2003, prendesse, correttamente, l’ISEE come parametro di riferimento per il calcolo del reddito imponibile. Per tale motivo, a maggio del 2016, non essendoci alcuna variazione nei parametri di calcolo del reddito imponibile, il Dipartimento ha inviato una prima lettera ai beneficiari dei servizi.”

E di tutta evidenza che tale comportamento ha costretto molte famiglie  di portatori di disabilità a rinunciare alle prestazioni e ciò in aperto contrasto con quanto stabilito dalla L. 8 novembre 2000, n.328, nella quale si legge che la Repubblica assicura alle persone in condizioni di non autonomia e di disagio individuale e familiare, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione, pieno sostegno, principi ribaditi più volte in sede giurisdizionale (vedi sentenze del Tar Lazio dell’11 febbraio 2015 e  del Consiglio di Stato del 29 febbraio 2016 ).

Addirittura per recepire quanto stabilito dalle sentenze sono state approvate leggi correttive (D. Lgs. n.130 del 3.5.2000, intitolato: “Disposizioni correttive ed integrative”  del decreto legislativo 109/98. All’interno dell’art.3 del D.Lgs. n.130 del 3.5.2000, si legge: “Dopo il comma 2 dell’art. 3 del decreto legislativo 31 marzo1998, n.109, sono inseriti i seguenti: “2-ter. “Limitatamente” alle prestazioni sociali agevolate di natura socio-assistenziale e aiuto domestico,  rivolte alle persone con “handicap permanente grave e non autosufficienti”, certificate ai sensi dell’art.3 comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n.104). LA MODALITA’ DI COMPUTO DELLA QUOTA DI COMPARTECIPAZIONE AL COSTO DEL SERVIZIO, NON SARA’ QUELLA GENERALE (di cui al D.Lgs. 109/98), PRENDERA’ A RIFERIMENTO LA SITUAZIONE ECONOMICA DEL SOLO ASSISTITO.

Inoltre, in merito alla compartecipazione si sono già espressi sia il Tar di Catania con la sentenza n. 42/2007 che il Tar di Palermo con Ordinanza emessa il 15.4.2008.  Sentenze peraltro già recepite e attuate dalle altre città metropolitane siciliane Palermo e Catania.

Le pretese avanzate nelle note dal Dipartimento fanno  riferimento al D.P.C.M. n.159/13 e al Decreto assessoriale n.867/03 sono non solo illegittime, ma anche  non corrette sia sotto l’aspetto formale che sostanziale. Infatti il D.P.C.M. n.159/13 dopo i pronunciamenti della Giustizia Amministrativa veniva annullato. A fronte di ciò vi è stato un intervento normativo con la legge 26 maggio 2016, n. 89 (art.2 sexies) il quale ha stabilito che alle persone con disabilità permanente grave e non autosufficienti va applicato un trattamento di “favore”. Chiarendo anche che ai fini della contribuzione al costo del servizio non si deve fare cumulo con il reddito della famiglia, ma del reddito esclusivo del beneficiario. Per quanto riguarda il D.A. n.867/03, si rammenta che è stato introdotto dalla legge n.328/2000 in forma sperimentale e che comunque risulta sospeso con decreto del 9 settembre 2003.  Anche l’ufficio legislativo e legale della Regione Siciliana, richiesto, si è espresso.

Tutto ciò premesso si invita la S.V., qualora l’Amministrazione comunale di Messina, in aperta violazione delle leggi citate e della giurisdizione regionale, dovesse persistere in tale decisione, a valutare, anche dopo i necessari interventi ispettivi, se, secondo la legge, esistono le condizioni per mettere in atto interventi sostitutivi”.

 

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