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MESSINA: C’ERA UNA VOLTA LA SANITA’ di Tino Gumina

 

MESSINA: C’ERA UNA VOLTA LA SANITA’ di Tino Gumina

Quanto scritto è la prima esposizione dei fatti inerenti la situazione delle Sanità della provincia di Messina, e d’uopo quindi continuare a chiarire nonché e invitare a suggerire forme più consone e risolutive per la salvaguardia e il miglioramento della stessa, ipotizzando quindi quale punto di partenza la collaborazione di più strutture con l’associazionismo cooperativistico.

Anche a Messina c’era una volta la “Sanità”, una sanità eccellente, costellata di Congressi di rilevanza internazionale, che vedevano l’intervento di luminari provenienti da tutto il Mondo. A Messina alcune cliniche (non sto a farvi i nomi) erano invidiate nel panorama internazionale, tant’è che a molti pazienti che si recavano all’estero in cerca di cure, venivano consigliati di rivolgersi a Messina e …, si arrivò… al 2017.

Oggi, sia che si tratti di medicina di alta specializzazione e di alta tecnologica chimico elettronica sia di forme di medicina alternativa, naturopatiche, agopunturistiche od altro, Messina ne è lontana, è assente!

Si assiste solo a conferme e a rotazioni di manager del settore sanità che hanno….ben svolto il loro mandato sic…sic…e perché no vengono anche promossi!
I tagli si susseguono eliminando posti letto e personale, tagli che si concretano anche nella riduzione degli equipaggi del 118 per tutta la provincia di Messina, nonostante si sia assistito a numerose grida d’allarme dei consiglieri comunali da tutta la provincia di Messina relativi al grave rischio della sanità dovuta allo smantellamento del 118 ed a tutto il sistema dell’emergenza urgenza. Uno fra tutti, l’appello del Vicesindaco di Taormina, dottor D’Agostino, che così ha dichiarato: “(…) a rischio smantellamento il sistema emergenza-urgenza(…)”.

Tale trend andrebbe in realtà invece invertito, potenziando la struttura della sanità e creato vari P.T.E. ed aprire ai P.T.A., ovverosia centri di accoglienza con relativi posti letto, permettendo così di alleggerire i servizi di pronto soccorso, già normalmente oberati di lavoro, i quali si sovraccaricano, con le gravi conseguenze che ne derivano, nei periodi estivi e comunque festivi, con l’aggravarsi dei pazienti cronici, principali fruitori di tali servizi.

E’più che mai categorico oggi abbattere sperequazioni e “strane” burocrazie, incentivando invece la pianificazione strategica e la programmazione delle strutture sanitarie che oggi al contrario sono totalmente assenti. Difatti i servizi sono dislocati sul territorio in sedi non facilmente raggiungibili dagli utenti, soprattutto anziani e malati, presso immobili discutibili.

Inoltre è oggi importante la collaborazione e gli scambi con altri Paesi, potenziando, per non dire creando, nuovi centri anziché oscurarli, quali ad esempio gli uffici CEE oggi esistenti, lasciati privi di personale, e quello presente è invece non soltanto poco qualificato, ma soprattutto privo di qualsivoglia iniziativa. Tali centri CEE non sfruttano pertanto le loro grandi potenzialità, quali la possibilità di utilizzare una folta schiera di professionisti come psicologi, medici e interpreti, nonostante tale attività sia richiesta a maggior ragione oggi, anche a causa della grave crisi mondiale, in considerazione della presenza del nutrito numero di stranieri che transitano per la città di Messina, e per tutta la sua vastissima provincia, per circa 200 km da Castel di Tusa a Giardini Naxos.

Tutto quanto sin qui esposto, ha inevitabilmente influito anche sul fondamentale rapporto medico-paziente, profondamente modificato negli ultimi anni a causa del mutato contesto socio culturale. Difatti, tale delicatissimo rapporto, il quale si basa su diversi livelli di complessità assistenziale ed intensità delle cure, che spazia quindi a partire dai livelli da intensivo e sub intensivo, passando per vari livelli di intensità media, sino ad arrivare a quello di intensità bassa dedicata ai pazienti post-acuti, vede ormai da tempo la comparsa di un’allarmante elemento aggiuntivo, l’ormai tristemente noto epilogo giudiziario delle cure.

Pertanto possiamo rinvenire ragioni di varia natura del mutamento di tale rapporto, quali la spersonalizzazione delle responsabilità nonché l’evoluzione ed il forte impatto dell’alta tecnologia in medicina che comporta nuove tipologie di rischi o ancora cause di natura individuale più strettamente riconducibili alla psicologia del singolo operatore sanitario, e fra questi incide quindi inevitabilmente il modo in cui il professionista considera e si preoccupa del fattore contenzioso. Urge pertanto utilizzare in modo appropriato gli strumenti a disposizione al fine di equilibrare tale rapporto medico paziente, al fine di evitare l’assunzione di comportamenti e misure difensive, da parte sia del medico che del paziente, che per nulla giovano alla Sanità.

Ed anche per questo che è auspicabile un accreditamento selettivo dei professionisti, il quale consisterebbe in una garanzia in più per i cittadini e per il sistema tutto, nonché una riorganizzazione manageriale con la presenza di dirigenti sanitari più flessibili e meno legati a logiche prettamente burocratiche sic…sic…

 

Tindaro Gumina

 

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