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Il nuovo saggio di Marco Follini su l’arte di ammazzare la noia

Il nuovo saggio di Marco Follini su  l’arte di ammazzare la noia

Quando i politici si mettono a scrivere. Marco Follini ha scelto come tema la noia. “La noia è un sentimento, uno stato d’animo, una condizione dello spirito che nel suo carattere enigmatico non poteva non trovare rifugio nella letteratura e nella filosofia”. Ma non è stato il primo e non è stato il solo a toccare questo argomento. Anche William Shakespeare ha fatto dire ad Amleto: «Il mondo è fuor di squadra: che maledetta noia esser nato per rimetterlo in sesto». Invece, Marco Follini nel suo ultimo libro ‘Noia, politica e noia della politica’ dice: «La maggior parte degli uomini in ultima analisi non ama e non brama di vivere se non per vivere. L’oggetto reale della vita è la vita, e lo strascinare con gran fatica su e giù per una medesima scala un carro pesantissimo e vòto». Marco Follini conosce molto bene la noia della politica, tuttavia ne è profondamente attratto, tanto è vero che annuncia di volerla nuovamente assaporare, ritornando tra le sue braccia dopo un periodo nemmeno troppo lungo di lontananza. Probabilmente perché ritiene che una buona dose di noia sia parte integrante di una politica che voglia essere non solo contenitore precario di emozioni fugaci, ma anche una  strada per ottenere risultati che vadano oltre i brividi della passione. E Follini in alcuni passaggi cita come esempio di politica e di noia l’eloquio di Aldo Moro, le sue tortuosità che smorzavano gli entusiasmi, ma che, nel contempo, conferivano solidità al suo potere. Nella modernità la noia sembra decisamente fuori moda. Quando la parola d’ordine è il dinamismo, la noia diventa sinonimo di disvalore. Ci comportiamo tutti, e non solo nella politica, scrive Follini, «come se l’annoiarsi fosse un retaggio del passato. Come se il codice della contemporaneità, il nostro affannoso e trafelato sentimento dell’attualità bastasse a fugarlo  è un sentimento che la politica, in ragione delle sue difficoltà, ha preso a coltivare con una frenesia tutta sua». Ecco, la frenesia politica cui assistiamo da decenni oramai è come la droga che vuole neutralizzare gli effetti della gigantesca noia in cui la politica ridotta ad amministrazione fa cadere anche i più accesi custodi delle sue ragioni. Se per Emma Bovary è l’adulterio a distillare questa droga, questa voglia di fuggire dalla noia, per la grande maggioranza dei politici della contemporaneità la noia deve essere tacitata da dosi massicce di additivi psicologici. Ecco allora, osserva Follini, il canone anti noia di Berlusconi e Renzi improntato a un certo «trionfalismo» che con la grigia, pedestre, appunto noiosa realtà ha un rapporto molto labile, con un messaggio che vuole trasmettere «energia, vitalità, fiducia». Ma dietro il messaggio scintillante, una volta battuta la noia con pastiglie di fantasia politica, con sciroppi di promesse mirabolanti, con le pillole della narrazione seducente, cosa resta? Praticamente niente, e torna la noia. E il bisogno di una droga politica ancora più potente per batterla. Follini non tesse l’elogio della noia, anche se non ne siamo così lontani, ma ci accompagna in un excursus storico e letterario (e politico) che dimostra molto spesso la superiorità della noia come principio di conoscenza delle cose, e delle ombre che ne disegnano i contorni. La noia infinita di Oblomov, dell’indolente proprietario terriero della Russia prerivoluzionaria. La noia creativa del Don Chisciotte, che si inventa mondi fantastici alternativi per non farsi risucchiare dalla palude della noia senza redenzione della realtà. Alberto Moravia che alla noia ha dedicato il titolo di uno dei suoi romanzi di maggior successo. E le massime di Schopenhauer per cui «la condizione umana è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia». Ed anche la noia rappresentata da Franco Califano, in cui questo sentimento, secondo Follini, è solo uno stato di sospensione e di vuoto tra due volatili momenti emotivamente intensi: «Tutto il resto è noia». Un arco vastissimo di riflessioni, di maledizioni, di denigrazioni che dalla letteratura arriva fino ai testi delle canzoni. E che la politica non ha voluto affrontare, per paura e per timore che la noia possa allontanare consenso e fiducia.

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