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PONTE SULLO STRETTO? COME GIOCANO AD INGANNARE I SICILIANI

PONTE SULLO STRETTO? ECCO COME GIOCANO AD INGANNARE I SICILIANI  

Beh, che gli italiani appartengano ad un popolo dalla memoria corta è risaputo, ma per il sottosegretario Pd alla Sanità del governo Gentiloni, tal Faraone, i siciliani vanno oltre: secondo il suo modo di pensare (non di dire, ma fra le righe di quanto afferma lo si evince) i siciliani sono anche … minchioni! Ed ecco che, in base al suo pensiero, ripropone un vecchio, trito e ritrito, fare politico: riproporre cose, anche a distanza di oltre trenta anni, che i siciliani hanno vissuto sulla loro pelle ma che, secondo lui … non ricordano.

Questa la premessa. Il fatto. Faraone, il furbo alla ricerca di voti ora che le elezioni cominciano ad avvicinarsi, ripropone il Ponte sullo Stretto di Messina e si “meraviglia” del come un altro sottosegretario (sempre del Pd), tale Del Rio, abbia potuto tagliarlo dalle opere infrastrutturali previste nel Def  approvato a Palazzo Chigi. Secondo Faraone il Ponte sullo Stretto “è opera prioritaria” per i collegamenti stabili con la Penisola, opera che deve “essere riconsiderata” e che là dove i nuovi, futuri progetti di fattibilità dovessero dire una parola diversa, sarebbe da valutare “anche” la realizzazione di un tunnel.

 

E bravo Faraone! Avete capito? I giovani sicuramente no, i meno giovani forse ricorderanno qualcosa, i più anziani, se sforzano le meningi, faranno mente al “giochino” messo in atto da un armatore trenta e più anni addietro quando, probabilmente per bloccare l’idea e il progetto del Ponte, contrappose la “trovata” del tunnel sotto le acque dello Stretto. Il giochino andò avanti per alcuni anni e i fautori dell’una o dell’altra opera occupavano le pagine dei giornali, dividendo l’opinione pubblica. Alla fine vinse il Ponte: troppo rischioso il tunnel che, sott’acqua, sarebbe stato in balìa delle correnti, specie al cambio ogni sei ore, che avrebbero potuto spezzarlo.

Sì, vinse il Ponte, ma non è stato mai realizzato. Venne messa su la Società Ponte sullo Stretto (c’è ancora, non si sa perché considerato che l’opera è stata accantonata, ma i soldi per gli impiegati vengono regolarmente erogati), cominciarono a prendere corpo i primi progetti fino a quando l’ultimo venne approvato e reso esecutivo, con relativo bando di gara e relativa aggiudicazione con penale nel caso, successivamente, si fosse deciso di non realizzarlo (cosa regolarmente avvenuta).

Reso esecutivo significa che tutti i test avevano dato esito positivo e che l’opera, priva di pericoli (erano stati considerati i rischi del terremoto e, soprattutto, dei venti). Ma….

Il ma è riferito al governo Monti. Il prof. voluto da Napolitano dopo Berlusconi bloccò l’opera per mancanza di fondi, ma non ne cancellò la Società Ponte sullo Stretto. Un masso lapidale, quindi, calò sullo Stretto fino all’avvento di Renzi il quale, o per aumentare la propria popolarità (e quindi acquisire voti) o perché effettivamente convinto dell’opportunità dell’opera ricominciò a parlare del Ponte.

Il resto è storia dei nostri giorni: caduto Renzi, la questione, più che a Gentiloni, passò alle competenze di Del Rio il cui pensiero nei riguardi del Ponte è arcinoto. Ma il Pd, per non giocarsi del tutto i voti di chi, a Messina, in Sicilia, in Calabria, è a favore dell’opera, ha cercato, politicamente, di non far cadere la possibile realizzazione. Così è venuta fuori l’esigenza di “nuovi studi di fattibilità” (come se non fossero stai già fatti oppure che le condizioni geomarine fossero cambiate) con possibile durata ventennale e come se non bastasse ecco ora venire fuori l’alternativa di Faraone: o Ponte o tunnel. Tanto i siciliani…

Alcuni cenni storici sul come  è venuta fuori l’idea del Ponte per arrivare ai nostri giorni. Il primo “progettista” è stato un …. tabaccaio. Sì, Rasconà sul viale San Martino, quasi all’incrocio con via S. Cecilia. Rasconà per vendere le “sue” cartoline fece fare un fotomontaggio del Ponte di Varrazzano di Brooklin poggiato su Scilla e Cariddi. Si era alla fine degli Anni Cinquanta. Le cartoline, specie fra i turisti, andavano a ruba e, alla lunga, diedero l’idea del Ponte al senatore democristiano Oscar Andò. L’idea si perfezionò con l’avvento del senatore Nino Calarco che dirigeva anche i giornale locale e che diede linfa e maggiori spinte al progetto fin quasi a portarlo alla realizzazione con Berlusconi a capo del governo. Poi…

Il poi è storia di questi giorni, fino all’avvento di tale Faraone, che è sottosegretario alla Sanità (???) nel governo Gentiloni e crede, forse, che i siciliani siano una massa di stupidi. Ma più ancora il credo in questa direzione fa parte del pensiero del sindaco Free Tibet di Messina Accorinti, e di qualche rappresentate della Lega italiana per la protezione degli uccelli, contari al Ponte in quanto rappresenterebbe”un ostacolo alla migrazione degli uccelli”. Messinesi, siciliani, calabresi, fatevi una cultura. Anche sugli uccelli!    gam

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