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Rinunciare alla libertà naturale per accettare i vincoli della società civile?

Rinunciare alla libertà naturale per accettare i vincoli della società civile?

 

John Locke nella sua opera “Due trattati sul governo” afferma che gli uomini scelgono autonomamente di rinunciare alla liberta’ naturale per accettare i vincoli della societa’ civile, lasciando che un ulteriore gruppo di uomini permanga nell’indipendenza dello stato di natura, se contrario a uno stato civile. Dunque, cio’ che si costituisce in seguito alla decisione unanime di stipulare un contratto – per Locke bilaterale – e’ una societa’ in cui la maggioranza ha “diritto di decretare e decidere per il resto” cit.

Tuttavia, consideriamo un gruppo di uomini allo stato di natura, ammettendo che ogni verita’ si fondi su considerazioni solo e soltanto personali, per essi l’omicidio e tutto cio’ che riguarda lo stato di anarchia e’ legale. Una societa’ anarchica e’ destinata all’autodistruzione ed e’ per questo che sacrificare la liberta’ naturale non diventa un’alternativa, ma una necessita’, ecco perche’ si ricorre al contratto.

Se, secondo la teoria hobbesiana, il contratto in questione e’ unilaterale, dato che il sovrano, essendo un uomo, e’ soggetto a pulsione talvolta egoistiche, quali la brama di potere, egli ricerchera’ l’utilitas che raramente si configurera’ con le virtu’ universali.

Parimenti, essendoci un contratto bilaterale, anche se mediato dalla presenza del popolo, il Sovrano detiene un potere tangibile, amministra la liberta’ altrui. Pertanto la stipula di questo contratto corrobora la teoria di Karl Marx secondo la quale ci sara’ sempre una classe sociale in grado di dominare sull’altra: i liberi schiavi, i feudatari seui servi della gleba, i sovrani sui sudditi e gli imprenditori sugli operai.

L’uomo, dunque, non puo’ nascere totalmente libero in una societa’ civile, pur ammettendo che, come teorizza l’esistenzialista Sartre, egli esista ‘in-sé’ e ‘per-sé’, creando la sua natura, poiche’ e’ sempre indirizzato verso la via intrapresa dalla classe dominante, pur limitando il processo di massificazione.

Ugualmente, gli uomini al di fuori della societa’ civile non saranno esenti.

Ugualmente, gli uomini al di fuori della societa’ civile non saranno esenti da quest’impulso, poiche’ anch’essi verranno sopraffatti da una societa’ simile. Esempi pragmatici, tangibili, sono sia la conquista del nuovo mondo e gli effetti di questa sulle popolazioni autoctone descritti dall’antropologo Claude Levi-Strauss nel suo saggio “Tristi tropici”, sia il processo di globalizzazione che ai giorni nostri non riguarda solo l’aspetto economico, ma si articola in altri ambiti, ad esempio politico e sociale, come la realta’ della NATO e gli accordi del TTIP.

Un esempio eclatante del mancato rispetto della liberta’ altrui e’ anche la guerra in Siria, un gioco sanguinoso per incrementare il commercio delle armi e rapporti di sudditanza obsoleti con gli Stati Uniti. Anche la presenza del MUOS in Sicilia e’ la testimonianza tangibile dell’autorita’ del singolo calpestata, la prova che avalla la teoria Marxista fondata sulla supremazia della classe dominante, capitalista, che non rispetta le associazioni libere di uomini (si fa per dire, giacche’ anche queste associazioni libere sono a loro volta degli stati sociali) e che tenta di unificare le societa’ sotto l’egemonia del Capitale.

Nonostante la tesi di Jonn Locke sia eticamente risconosciuta e sostenuta, come testimonia l’articolo 1 della nostra Costituzione “L’Italia e’ una repubblica democratica fondata sul lavoro, la sovranita’ appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, tutto cio’ che rimane alla generazione del nuovo millennio e’ solo un lieve accenno di democrazia partecipativa, difesa con qualsiasi mezzo.

Dunque, si deve tristemente ammettere che il contratto Stato-cittadino sta diventando sempre piu’ unilaterale.

E’ chiaro che Jonn Locke teorizzo’ questa genesi dello Stato civile in un momento in cui il suo paese, l’Inghilterra, viveva un periodo di serenita’, in seguito alle numerosissime guerre civili e appare scontato notare questa ventata di ottimismo e di fiducia nella ragione, poiche’ egli fu intanto un empirista e poi abbraccio’ le ideologie illuministe, fondate sulla fiducia nei confronti della scienza e della mente.

Seguendo cio’ che lui afferma, ovvero che la mente e’ una tabula rasa che va riempita di idee e riflessioni, e’ normale per noi carpire le immagini e le testimonianze storiche del Novecento o del XXI secolo e modellare una coscienza critica che porta a considerare utopia, belle parole, i suoi pensieri.

Abbiamo conosciuto periodi di dittatura, conclamati e non, in cui il portavoce del popolo censurava, condannava la stessa gente che avrebbe dovuto rappresentare, nel rispetto dell’autorita’ dello Stato.

Pertanto, considerando il divario storico tra l’Inghilterra dei primi del ‘700 e oggi, e’ lecito ritenere improbabile la veridicita’ delle sue teorie, in special modo in una societa’ che si configura e si rivede nelle teorie marxiste, riconoscendo la classe capitalista e i meccanismi sociale che ne derivano, manifestando magari lo stesso malessere, anche se lo stesso capitale ci impone un modus vivendi standardizzato in cui non ci si chiede piu’ il perche’ delle cose.

Il positivismo, la fiducia nella ragione non tengono conto di quel sistema intricato di leggi non scritte che regolano la nostra societa’ volta sempre piu’ al nichilismo anziche’ all’esistenzialismo.  Arianna Caruso

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