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Sicilia: Pd e Udc, varata la legge ammazza-Orlando

Leoluca Orlando si difende e li copre di insulti

Sicilia: Nei Comuni, i partiti tradizionali giocano in difesa e varano una legge contro gli “antisistema”

 Sulla carta e con i numeri che ancora ci sono a è’ quasi fatta all’Ars per la riforma della legge elettorale dei Comuni, sfornando una nuova normativa con cui Pd e Udc hanno cercato di rafforzare i bastioni del Palazzo preso d’assalto dalle forze antisistema. Una mossa difensiva che però è stata duramente criticata dal M5S e da Leoluca Orlando, ma che ha visto critico anche qualche parlamentare dello stesso Pd (Filippo Panarello). Orlando non è solo il presidente del’Anci Sicilia, ma è anche il sindaco senza partito da battere alle prossime amministrative di Palermo, che saranno lo strategico nodo strategico di Regionali e Politiche. Per cercare di scalzarlo da Palazzo delle Aquile, l’asso nella manica dei partiti è l’effetto trascinamento introdotto appunto con questa modifica.

Leoluca Orlando ha definito questa marcia indietro “una vergognosa operazione ‘contra personam’ finalizzata solo ad ostacolare l’elezione di sindaci indipendenti dai partiti e liberi di agire per l’interesse dei cittadini”. Il punto del contendere riguarda il così detto “trascinamento”. In pratica, la nuova legge torna all’antico. Come funzionava un tempo, infatti, se l’elettore dà il voto solo al consigliere comunale senza indicare il voto per il sindaco, la sua preferenza “passa” al sindaco collegato alla lista per cui ha votato. Resta salva la possibilità di dare il voto disgiunto, cioè a un sindaco non collegato alla lista. Ma se non lo si fa, il voto premia il sindaco collegato alla lista anche se l’elettore non barra il suo nome. È il “trascinamento” che dovrebbe favorire i candidati con più liste, quindi quelli sostenuti dai partiti, a scapito dei candidati anti-sistema e anti-partiti. Ed è quindi la norma che meno piace a Orlando, comprensibilmente, vista la scarsa dote di consensi dei suoi consiglieri comunali. Ma la nuova Legge non piace neanche ai grillini per la norma ammazza-ballottaggi. Infatti al secondo turno i 5 Stelle, che sono stati praticamente imbattibili, si sono accorti che gli alleati deciso di tagliare la testa al toro,  eliminare i ballottaggi. Spariti del tutto nel testo approvato in commissione, in Aula sono tornati ma solo se nessun candidato al primo turno ottiene almeno il 40% (nel qual caso il candidato più votato viene eletto e prende il premio di maggioranza). A tavolino sembra una mossa vincente, poi occorrono i voti, che non saranno quelli di sala d’Ercole, determinati in un’altra era geologica, ma quelli freschi che si dovranno chiedere al popolo.

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