editoriale

La Vara e la “porta stretta” della legalità

La Vara e la “porta stretta” della legalità

 

Lo “scandalo” che sembra avere rappresentato la presenza fisica di una persona con “precedenti penali”, al tavolo di una conferenza stampa, è certamente scandaloso. Ma lo è in quanto rappresentazione ipocrita degli scandalizzati, e lo è, ancora di più, in quanto silenzio e povertà di conoscenza e di coraggio civile da chi rappresenta la parte istituzionale. Chi ha prestato giuramento allo Stato dovrebbe sapere cosa è lo Stato. In questo caso il silenzio, il balbettio, i farfugliamenti generici cancellano secoli di civiltà giuridica.

Il nocciolo della questione. Il coinvolgimento del sig. Franco Molonia nella gestione dell’evento Vara. Ma Molonia non è forse la stessa persona che in tanti frequentano già nelle sedi istituzionali e fuori; in tantissimi non sono clienti assidui delle sue attività commerciali? Se fosse così pericoloso perché, con gli strumenti di legge, non si sono bloccate le sue attività?

 

Da anni si cerca di girare attorno al problema che è, invece, molto semplice: le “infiltrazioni criminali all’interno della Vara”. L’indicazione del timoniere e dei capicorda rappresenta un reato penale? Scelta, ovviamente, sempre concordata con il Comitato Vara. Qualcuno può realisticamente affermare che chi abbia avuto problemi con la Giustizia non possa esercitare il ruolo di attivista nella conduzione della Vara? Certamente che no. Cosa ben diversa e se, chicchessia, nelle attività legate alla manifestazione commetta reati penalmente perseguibili. Come, per esempio, estorcere il famoso “caffè” (ovvero un contributo) all’amministrazione comunale o agli sponsor; minacciare o intimidire coloro che, in qualsiasi modo, partecipano e “usano” la manifestazione del 15 agosto; oppure non rispettando le regole e le indicazioni che la Polizia Municipale impartisce durante, o prima o dopo il corteo (tipo la vicenda che ha visto protagonista il comandante Ferlisi). Questi sarebbero i principi ai quali attenersi con estremo rigore. Tutto il resto è impostura. Come certe dichiarazioni, bacchettone o esagerate, che sembrano volere nascondere verità inconfessabili.

15 agosto, una Giornata per lo Stato di Diritto e la Giustizia riconciliatrice. Sarebbe auspicabile che alla manifestazione, al rito della processione, fossero “chiamati” tutti i detenuti in grado di poterle esercitare e condividere. Un permesso speciale che il Comune e chi rappresenta i cattolici in questa città dovrebbe chiedere al Giudice delle esecuzioni per i detenuti del carcere di Gazzi. Cosa di più forte potrebbe esserci se non il mettere il carcerato (in attesa di giudizio o meno) nelle condizioni reali di riscattarsi dai reati commessi e tornare a vivere, per qualche ora, dentro la società civile? La riabilitazione, la “redenzione” e il reinserimento sociale passano attraverso questi atti di coraggio. Coraggio che si esprime dando forza alla legge e non il contrario.

 

 

Saro  Visicaro

Associazione radicale “Leonardo Sciascia”

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