editoriale

IL GOLPE TURCO TRA FARSA E TRAGEDIA di Maurizio Ballistreri

MAURIZIO BALLISTRERI

 

Si discuterà a lungo se il tentativo di golpe in Turchia sia stata una farsa o meno. Ciò che appare certo è che Erdogan ha trasformato un pericolo in un vantaggio, avviandosi, purtroppo, a cancellare del tutto la Repubblica laica di Ataturk e a far tornare la Turchia al tempo dei califfi e dei sultani, attraverso una riforma presidenziale fondata sull’integralismo islamico, che concentri nelle sue mani tutto il potere e con una durissima repressione che ha già toccato gli oppositori nell’esercito, nella magistratura, nelle università e in tutte le forze politiche e della società civile che contrastavano la sua deriva autocratica.

Ma a proposito del fallito golpe si può ben dire che gli autori non avevano letto l’edizione del 1948 della “Tecnica del colpo di Stato” di Curzio Malaparte, dedicato alla conquista bolscevica del potere in Russia e all’avvento dei fascismi, né le ricostruzioni storiografiche sul 18 Brumaio, data in cui (9 novembre 1799) Napoleone rovesciò il Direttorio rivoluzionario e si impadronì del potere in Francia. E neppure hanno avuto presente l’irrisione con cui uno dei più feroci dittatori della storia, Augusto Pinochet, che trasformò nel 1973 con un colpo di Stato contro il legittimo governo del socialista Allende il Cile in un grande campo di concentramento, commentò il fallimento del “putsch di agosto” nel 1991 contro Gorbaciov nella morente URSS dei generali sovietici: “dovevano catturare subito Eltsin”, il presidente della Federazione russa.

Il golpe turco è sembrato quasi quello farsesco descritto nel film satirico di Monicelli del 1973 “Vogliamo i colonelli” con un grande Ugo Tognazzi, parodia dei “misteriosi” tentativi di colpo di Stato del “Piano Solo” del 1964 e del “principe nero” Junio Valerio Borghese l’8 dicembre 1970 o quello del colonnello Antonio Tejero, che il 23 febbraio 1981, con duecento guardie civili assaltò la camera dei deputati della giovane democrazia spagnola post-franchista:salì sul palco, minacciò i presenti, agitò i baffi, sparò alcuni colpi in direzione del pregiato controsoffitto e sequestrò i deputati, prima di arrendersi alle dieci del mattino del giorno successivo.

Ma non si tratta solo di farsa: dopo il tentativo di golpe, la repressione in Turchia è durissima e il nuovo sultano detta le condizioni agli Stati Uniti (i turchi sono il secondo esercito della Nato) e all’Europa, continuando a fiancheggiare l’Isis, mentre l’Occidente esprime soddisfazione per il “ripristino della legalità” in quello che fu l’Impero Ottomano. Già, dopo la farsa la tragedia.

(da “Centonove” del 21 luglio 2016)

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