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Valle del Mela, il benzene fa triplicare il rischio di “gigantismo”

Valle del Mela, il benzene liberato nell’atmosfera SAN FILIPPOfa triplicare il rischio di “gigantismo”

A lanciare l’allarme “politico” è Peppe Maimone, il noto ambientalista milazzese, ma sappiamo anche che Angela Rizzo, responsabile del Tdm di CittadnanzAttiva, essendo in contatto con i responsabili di zona, Franco Bonavita e Franco Scicolone, sta predisponendo un piano di intervento adeguato per combattere gli effetti deleteri del benzene in atmosfera. L’acromegalia è una malattia rara causata dalla eccessiva secrezione di “ormone della crescita” da parte di un tumore dell’ipofisi. «Questa è l’ennesima dimostrazione che la popolazione vive in un territorio malato con inevitabili ripercussioni negative sulla salute pubblica – dice il presidente dell’Adasc Peppe Maimone –  Attendiamo da anni interventi di bonifica ma molte istituzioni sorde e cieche non hanno messo in atto nessun intervento di risanamento a tutela dei cittadini che sono costretti a vivere in un territorio seriamente inquinato. E si ha ancora il barbaro coraggio di voler realizzazione impianti inquinanti aumentando il carico ambientale che il territorio non può sopportare. Pretendiamo azioni serie e concrete». Il rischio di contrarre acromegalia nella Valle del Mela, come si evince dai risultati della ricerca, è triplo rispetto ad altre aree urbane. All’Università degli Studi di Messina  é stato presentato uno studio scientifico condotto  dall’Unità di Endocrinologia dell’Università di Messina, sotto la responsabilità scientifica del professore Salvo Cannavò e del professore Francesco Trimarchi con il supporto delle Università di Torino, Padova, Ferrara e Pisa, l’Unità di Neurochirurgia dell’Università Vita e Salute dell’Istituto San Raffaele di Milano e il Laboratorio di Neuroscienze del CNR di Roma. L’acromegalia è una malattia rara causata dalla eccessiva secrezione di “ormone della crescita” da parte di un tumore dell’ipofisi e provoca, ad esempio, nei più piccoli il “Gigantismo”. Lo studio aveva lo scopo di verificare se specifici inquinanti ambientali possono modificare il comportamento di cellule sane o tumorali dell’ipofisi, se esistono caratteristiche genetiche che aumentano il rischio di sviluppare tumori dell’ipofisi in specifici contesti ambientali e se la risposta ad alcuni farmaci può essere influenzata anche dalla esposizione a sostanze inquinanti. I risultati hanno dimostrato che, alcuni inquinanti ambientali molto diffusi (come i bifenili, il benzene e gli ftalati) modulano la crescita e la secrezione ormonale dei tumori ipofisari, e modificano i meccanismi di risposta ai farmaci. Hanno confermato il coinvolgimento di una specifica via di segnale intracellulare sensibile anche a molti inquinanti ambientali, fra cui la diossina e gli idrocarburi, nell’attività cellulare, non solo dei tumori ipofisari ma anche di quelli tiroidei (che rappresentano i tumori secondari più frequentemente diagnosticati nei pazienti affetti da acromegalia). Hanno escluso che l’aumentata prevalenza di malattia nell’area di Milazzo e della Valle del Mela fosse imputabile ad altre malattie genetiche. Nel 2010 era stato già pubblicato uno studio del professore Cannavó che aveva dimostrato che la prevalenza di acromegalia nella Provincia di Messina era simile a quella di altre nazioni europee, ma il rischio di sviluppare la malattia risultava più che doppio nell’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale del comprensorio della  Valle del Mela. Siamo certi che le Autorità sanitarie non potranno rimanere insensibili di fronte all’evidenza scientifica ed alle pressioni del Volontariato sociale.

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