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RACCAPRICCIANTE: ISIS DECAPITA QUATTRO CALCIATORI A RAQQA

ISISL’ISIS ha bandito sport come il calcio nei suoi territori, definendolo “anti-islamico”. Condividi questa news e guadagna. Diventa un Social Blaster! Le barbarie dell’ISIS in Siria non ha fine: continuano inesorabili le decapitazioni e le violenze sulla popolazione locale. Le barbarie dell’ISIS in Siria non ha fine: continuano inesorabili le decapitazioni e le violenze sulla popolazione locale. Il giogo dell’ISIS su Raqqa si fa sempre più soffocante e, sopprattutto, disumano. I miliziani del Califfato Islamico hanno occupato la città siriana più di due anni fa, approfittando del disordine causato dalla guerra civile che ha devastato il paese. Da allora le violazioni dei basilari diritti umani, le esecuzioni sommarie e gli stupri sono diventati la regola. A Raqqa, ma non solo, tutti i locali sanno molto bene cosa non devono fare: fumare è vietato, la musica è vietata, addirittura lo sport come il calcio è vietato. Gli sfortunati abitanti della città situata a nord est della Siria non possono fare niente che attiri l’attenzione dei jihadisti, se vogliono sopravvivere. A ricordarcelo è, ancora una volta, un atto barbarico come la decapitazione. Questa volta è toccato a quattro calciatori della squadra siriana Al-Shabab: Osama Abu Kuwait, Ihsan Al Shuwaikh, Nehad Al Hussein e Ahmed Ahawakh sono stati decapitati pubblicamente, come riporta il Daily Mail, di fronte ad una folla composta da numerosi bambini. Decapitati dall’ISIS con l’accusa di spionaggio. Il calcio è considerato “anti-islamico” dai militanti del Califfato, ma ufficialmente non sembra sia stata questa la motivazione che ha condotto alla morte dei quattro calciatori. A quanto pare l’ISIS li avrebbe infatti accusati di spionaggio per conto delle Unità di Difesa del Popolo, cioè l’organizzazione di soldati curdi appoggiata dall’Alleanza Occidentale che combatte i jihadisti in Siria. Ovviamente, non possiamo fidarci delle ragioni dell’ISIS. Anzi, abbiamo tutto il diritto di pensare che l’esecuzione dei quattro sportivi sia stata del tutto immotivata. Tra l’altro, non sarebbe la prima volta: basti ricordare che l’anno scorso, a Mosul (altra città controllata dall’IS), in Iraq, i militanti islamici era stati capaci di uccidere tredici minorenni perché avevano osato guardare in televisione una partita di calcio tra Iraq e Giordania. Le forze curdo-siriane hanno raggiunto Raqqa negli ultimi mesi, ma le operazioni militari per liberare la città sono rese difficili dalla presenza di numerosi civili nelle sue strade. Nel frattempo, l’ISIS sta rendendo la vita impossibile alle persone del luogo. Qualche tempo fa due donne hanno avuto il coraggio di riprendere di nascosto la situazione e l’aria che si respira a Raqqa, mostrando rigidi controlli, macerie e uomini armati ovunque.

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